Come fare per inviare email anonime – Seconda Parte
L’analisi degli header, delle intestazioni, è fondamentale per capire se effettivamente il remailer abbia garantito l’anonimato.
Dopo aver visto nella Prima Parte come fare per inviare un’email anonima, analizziamo la mail ricevuta dal destinatario.
Vediamo la prima immagine.
Qui troviamo :
- il mittente —> Kulin Remailer (che è il remailer scelto per l’invio).
- l’oggetto —> in questo caso nessuno perchè non l’avevamo impostato
- il testo —> Il corpo del testo che avevamo scritto
- la data —> Questa è la data di arrivo
Vediamo la seconda immagine.
In sostanza qui troviamo tutti i passaggi che ha compiuto l’email, dal momento dell’invio al momento dell’arrivo. La sequenza va letta dal basso verso l’alto.
Abbiamo visto, quindi, che il mittente è “mascherato” col nome del remailer e che in nessun header compare il nostro indirizzo ip ma solo quelli del remailer.
In questo caso l’email era stata stata inviata da una webmail (es. gmail, yahoo, libero, etc…) e quindi il provider del caso (ad es. google con gmail) mantiene traccia di chi ha spedito l’email, con quale account e da quale indirizzo si è collegato.
Questi dati però vengono forniti, e nemmeno tanto facilmente, solo ed esclusivamente su richiesta dell’autorità giudiziaria in presenza di indagini su reati.
Se avessimo inviato l’email con client di posta elettronica (ad es. outlook, mail, thunderbird, etc…) non sarebbe comunque comparso il nostro indirizzo ip.
Ma è sempre bene “nascondere” anche quello con opportuni accorgimenti e tecniche, poichè il remailer mantiene per un determinato periodo i log di connessione.
Un’altro metodo per garantire un maggior anonimato è quello di usare remailer concatenati e di inviare mail post-datate.
Queste cose sono complesse da spiegare qui e saranno oggetto del corso “LPG Limited”, specifico sulla privacy e la riservatezza delle comunicazioni su internet.









