Archivio

Posts Tagged ‘calabria’

La Provincia di Vibo Valentia moltiplica le poltrone

8 febbraio 2010 Nessun commento

Avranno presidente, vice e consiglieri. Con rimborsi

ROMA — Il 6 marzo la Provincia di Vibo Valentia compie 18 anni. E apprestandosi a conquistare la maggiore età, si è riprodotta con successo: per partenogenesi, come le alghe dello splendido mare calabrese. Da un solo ente sono così nate altre cinque piccole Province, chiamate Circondari. Ciascuna con presidente, vicepresidente, e relativo consiglio circondariale.

Sull’abolizione delle Province, promessa in campagna elettorale, è stata messa una pietra sopra. Come pure sui consorzi di bonifica, i tribunali delle acque, i commissariati per gli usi civici, i bacini imbriferi montani… Che però, dopo aver tagliato i tagli, almeno non si creassero nuovi enti, era davvero il minimo. Evidentemente non in quel pezzo di Calabria che nel 1992 è stato sottratto per legge alla Provincia di Catanzaro e reso autonomo. Il 30 dicembre 2009, mentre si preparavano i botti di Capodanno, il consiglio provinciale di Vibo Valentia ha pensato bene di approvare un regolamento che suddivide il territorio della Provincia in cinque Circondari. Che cosa sono? Enti intermedi fra le Province e i Comuni che erano stati istituiti nel 1859 dal ministro dell’Interno del Regno di Sardegna Urbano Rattazzi, per essere poi soppressi nel 1927. Nel 2000 il testo unico degli enti locali li ha tuttavia formalmente riesumati e in giro per l’Italia ne è spuntato di nuovo qualcuno. Per esempio nei dintorni di Torino, Bologna, Siena, Livorno, Forlì-Cesena, Firenze e Reggio Calabria. Ma cinque Circondari nuovi di zecca tutti insieme, in una Provincia che conta in tutto 270 mila abitanti, e poi in questo momento, a pochi mesi dalle elezioni regionali, non possono passare inosservati.

Prosegui la lettura…

Caccia all'immigrato a Rosarno in Calabria

9 gennaio 2010 Nessun commento

Spari e sprangate: caccia all’immigrato a Rosarno

Bastoni e pietre per protestare lungo le strade di Rosarno

Rosarno, la protesta fuori controllo: due gambizzati, trentasette feriti

«Non siamo razzisti, ma o li cacciate o ne ammazziamo uno a sera». Il proclama udito all’alba si compie al tramonto. Il giorno dopo a Rosarno è persino peggio e finisce com’era inevitabile: municipio assediato, caccia selvaggia all’immigrato, agguati nelle strade, sparatorie.

E ancora: ronde improvvisate, otto arresti (sette immigrati e un italiano che voleva eliminarli con una ruspa), trentasei feriti (sedici italiani e venti stranieri, di cui uno ridotto in fin di vita a sprangate). Persino la parola emergenza ormai suona offensiva, in questa cittadina ridotta a teatro di una doppia intifada: al mattino gli immigrati spadroneggiano e gli italiani impauriti si rintanano in casa; a sera le parti si capovolgono: extracomunitari asserragliati negli accampamenti protetti da polizia e carabinieri o in fuga negli stessi campi dove lavorano da schiavi, mentre i rosarnesi riprendono il controllo del paese, chiedono un repulisti etnico immediato e contestano le forze dell’ordine che proteggono gli stranieri dalle vendette. Alle 8 del mattino si capisce già che la tregua ha il respiro corto: sulla statale si rivedono in marcia gli immigrati, che solo a tarda notte avevano tolto i blocchi dopo aver devastato il paese. Si erano ritirati nei due accampamenti principali, nelle fabbriche dismesse Sila e Rognetta, ai due estremi della città, dove vivono in fetidi ricoveri di cartone senza tetto, acqua corrente, bagni.

E da lì arrivano anche oggi, armati di bastoni, spranghe, pezzi di ferro arrugginito che battono ritmicamente mentre convergono verso il municipio. Uno agita un cartello: «Stop shooting blacks». In quell’incedere minaccioso, la gente rivede l’incubo del saccheggio e si barrica in casa, le scuole restano chiuse e le saracinesche abbassate. Chi può imbraccia un’arma, «u frat d’Carmela» sale sul terrazzo e spara in aria un paio di colpi di fucile, mentre gli immigrati provano a forzare il portone e lanciano sassi alle persone sui balconi, centrandone alcune. Polizia e carabinieri seguono il corteo a distanza fin sotto il municipio, dove la comunità nera vuole incontrare il commissario prefettizio Francesco Bagnato, che regge la città dopo lo scioglimento del Comune per mafia nel 2008.

La vista degli immigrati che s’impadroniscono ancora della città incendia la frustrazione dei rosarnesi e la declina in rabbia. «Circondiamoli!», è il primo grido di battaglia che verso le 10 sale dal drappello di gente schiacciata nella piazzetta dell’ambulatorio, dietro il cordone di poliziotti. Un ragazzo che prova l’assalto viene bloccato dai carabinieri e portato via, scatenando l’ira dei concittadini: «Ridateci il paesano!». Strattoni, spinte: «Proteggete loro da noi, anziché noi. Se ne devono andare, se non siete in grado voi, lassate fare a nui».

[...] continua

Fonte : La Stampa

E SE FOSSE SUCCESSO A VERONA ??!!

Calabria: ingessato il braccio sano a una bambina

4 gennaio 2010 Nessun commento

La procura avvia un’inchiesta per accertare eventuali errori degli operatori sanitari dell’ospedale di Cosenza

COSENZA – La procura della Repubblica di Cosenza ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità nel caso di una bambina di due anni e mezzo alla quale all’ospedale dell’Annunziata mercoledì 30 dicembre è stato ingessato il braccio sano. Anche lo stesso ospedale cosentino ha avviato un’inchiesta interna.

ERRORE – Secondo i primi accertamenti, pare che si sia trattato di una distrazione degli operatori sanitari, che hanno praticato l’ingessatura al braccio sinistro a fronte di un referto che certificava una frattura al braccio destro. La bimba era caduta dal divano di casa la sera del 29 dicembre. I genitori, visto che continuava a piangere, l’hanno portata al pronto soccorso. I genitori si sono allarmati perché la piccola continuava a piangere anche dopo l’ingessatura. Un medico ha riesaminato il referto scoprendo l’errore, però la sala gessi era chiusa e si è dovuto attendere a lungo, secondo quanto hanno dichiarato i genitori, perché arrivasse un infermiere. Levato il gesso al braccio sinistro, si è deciso poi di steccare e fasciare soltanto quello destro fratturato. La piccola non avrebbe comnunque subito danni al braccio sano. I genitori hanno annunciato che adiranno le vie legali contro la struttura ospedaliera.

Fonte :  Corriere della Sera

Calabria : ai forestali 240 milioni l'anno

23 novembre 2009 1 commento

La storia I 9.700 dipendenti che gestiscono anche uno zoo esotico. Fallito il blitz per trasferirli alle Province

Finiti i fondi del governo per gli stipendi. E si prepara un’ altra rivolta

ROMA – «La mia solidarietà piena ai forestali della Calabria, lasciati senza certezza finanziaria da un governo ostaggio della Lega. È tempo di scendere in piazza». L’ autore di questa sorprendente dichiarazione si chiama Filippo Callipo, detto Pippo. Sorprendente perché il signore in questione altri non è che un noto imprenditore calabrese, cavaliere del lavoro, produttore del rinomato tonno Callipo. Niente affatto sorprendente, invece, se si considera che Pippo Callipo, come ha ricordato ieri Italia Oggi, potrebbe essere candidato (dipietrista) alla presidenza della Regione Calabria. E, com’ è noto, i forestali calabresi votano. A dicembre finiranno i soldi per i loro stipendi e se non li metteranno in Finanziaria si rischia un avvio d’ anno incandescente, con blocchi stradali e altre clamorose proteste. Scene già viste. Il fatto è, però, che di quattrini non ce ne sono. A meno di non tagliare da qualche altra parte. Il sistema dei forestali fu inventato negli anni Ottanta dalla Dc per giustificare 34 mila stipendi. Che fosse assistenzialismo allo stato puro, era lampante. «Sono una maledizione. Non fanno niente, non intervengono contro le fiamme, non danno alcun aiuto», ebbe a dire un politico navigato come Giacomo Mancini. Si può immaginare che non avrebbe usato gli stessi toni se invece di essere una clientela dc fosse stata una clientela del suo psi, ma non era troppo lontano dalla realtà. Allora come forse anche oggi. Un rapporto della Corte di conti del 2007 ha rivelato come la Calabria, nonostante una moltitudine di forestali, fosse «la Regione con la più estesa superficie boscata percorsa dal fuoco». Nel periodo 2003-2006, caso unico in Italia, il numero dei comuni calabresi interessati ogni anno dagli incendi non è mai sceso sotto quota 200, avendo raggiunto anche il livello di 271. Grazie anche a generosi prepensionamenti l’ esercito dei forestali negli anni si è assottigliato fino a 9.760 unità. In realtà erano scesi a 8.300, poi sono stati imbarcati altri 1.460 lavoratori socialmente utili già in carico ai comuni. Costano ben 240 milioni di euro l’ anno: 80 li mette la Regione e 160 lo Stato. E rappresentano un problema che nessuno ha interesse a risolvere. Infatti non c’ è partito che non abbia a cuore la faccenda. A parte, per ragioni facilmente intuibili, la Lega Nord. Esattamente cinque anni fa il Carroccio piantò una grana in Parlamento perché venissero cancellati i finanziamenti che correvano da più di vent’ anni. Finché nel 2007 qualcuno pensò di farli addirittura scomparire, i forestali, con una legge regionale per liquidare l’ Afor, l’ azienda della Regione che li ha tutti in carico. Un baraccone che per giustificare la propria esistenza in vita non aveva esitato a realizzare iniziative stravaganti come uno zoo per animali esotici a 1.300 metri di quota, dove l’ inverno è come in Alaska. Subito ribattezzato il Jurassic park dell’ Aspromonte, sarebbe costato 10 milioni di euro. La chiusura dell’ Afor aveva un obiettivo: il trasferimento a libro paga delle Province dei circa 10 mila forestali. Operazione che avrebbe risolto alla radice il problema di dover battere cassa ogni anno a Roma. Se soltanto, però, le Province avessero avuto i soldi. Inoltre il numero dei dipendenti provinciali di tutta la Calabria (oggi sono 3.527) avrebbe superato di slancio quota 13 mila, più di tutto il personale delle Province lombarde e piemontesi messe insieme. Così il processo di liquidazione dell’ Afor si è bloccato. E anche l’ ultimo blitz, per fare passare comunque tutti i dipendenti agli enti locali prima della fine dell’ anno è per il momento fallito. Mentre sale la tensione. Qualche settimana fa il segretario regionale dell’ Udc Francesco Talarico ha scritto a Tremonti implorandolo di mettersi una mano sulla coscienza. «Altrimenti altre 9 mila famiglie rischierebbero di essere ridotte in povertà».
P.S. : Il Corpo Forestale dello Stato nel 1981 è stato incluso tra le cinque forze di polizia con compiti anche di protezione civile. In Calabria è passato da 34 mila a 9.760 unità. Costa 240 milioni di euro l’ anno: 80 li mette la Regione e 160 lo Stato Lo zoo a quota 1.300

Fonte : Corriere della Sera

Diplomi facili in Sicilia e Calabria

16 ottobre 2009 Nessun commento

7 arresti, 200 denunciati in Sicilia e Calabria

MILANO (Reuters) – La Guardia di Finanza di Gela ha eseguito oggi sette ordinanze di custodia cautelare – quattro in carcere e tre agli arresti domiciliari – e il sequestro di 12 istituti scolastici, in un’indagine sul rilascio facilitato dietro pagamento di diplomi di scuola secondaria a studenti attirati da tutta la penisola.

Lo rende noto la Guardia di Finanza in un comunicato, precisando che sono 200 le persone — tra docenti, ispettori, personale amministrativo e dirigenti — denunciate a vario titolo nell’ambito dell’operazione “Atena”, per reati tra cui associazione a delinquere, corruzione, favoreggiamento personale, frode fiscale e falsi.

Le indagini, spiega la nota, hanno consentito di svelare la presenza di un’organizzazione criminosa — con base prevalentemente a Gela, Licata e Catania ma con ramificazioni in altre province della Sicilia e in Calabria — che, facendo apparire come effettivamente realizzate attività scolastiche (come frequenza e superamento di esami) in realtà mai eseguite, rilasciava diplomi di scuola secondaria ricevendo in cambio compensi tra i 3.000 e i 5.000 euro.

“Almeno 400 diplomi sono stati rilasciati – in frode a normative – all’interno di questi istituti, divenuti un polo d’attrazione per studenti non volenterosi provenienti da tutta Italia”, ha spiegato a Reuters il capitano della Guardia di Finanza di Gela, Nazario Saccia. “Venivano ricostruiti fittiziamente interi percorsi scolastici per consentire l’ammissione agli esami di Stato … anch’essi completamente falsati”, ha aggiunto.

Gli illeciti venivano portati avanti anche grazie alla collaborazione di presidi e docenti che si prestavano — dietro compenso — alla falsificazione di registri e atti d’esame, pur essendo coscienti della scarsissima preparazione degli studenti.

“Alla redazione di atti falsi partecipava anche personale amministrativo in servizio presso gli istituti scolastici, consentendo l’iscrizione degli alunni anche se privi dei necessari requisiti previsti e addirittura, in alcuni casi, effettuando iscrizioni al quinto anno pochi giorni prima di sostenere l’esame di Stato”, si legge nella nota.

“Sono inoltre indagati per corruzione due ispettori dell’ufficio scolastico regionale”, ha precisato il capitano Saccia, spiegando che i due, “pur avvedendosi delle irregolarità, omettevano dietro compenso di rilevarle, consentendo di fatto il permanere dello status scuola paritaria in capo a questi istituti”.

I ragazzi – che non frequentavano le lezioni e sostenevano “esami farsa” – arrivavano nei 12 istituti grazie a “centri studi affiliati, istituiti al fine di procacciare studenti a cui rilasciare diplomi facili.

Oltre al sequestro di 12 istituti scolastici e di otto società di controllo – conclude la nota – è stato disposto il sequestro di beni immobili e finanziari nella disponibilità degli indagati del valore di circa due milioni di euro.

Fonte : Reuters

Comuni e Ulss del Sud non pagano l'Enel

30 luglio 2009 Nessun commento

COMUNI DEL SUD : il 43% NON PAGA L’ENEL

il debito complessivo è di 305 milioni di euro.Il record è in Campania.
all’Enel non nascondono di essere preoccupati. Ma come:le amministrazioni trovano i soldi per le automobili e i soldi per i voli privati e i soldi per la Commissione sul Mare e quella sul Mediterraneo e i soldi per i gettoni di presenza e i soldi per andare in folta comitiva al Columbus Day di New York al seguito di Alessandrina Mastella,per fare il solo esempio della regione Campania,e poi se ne infischiano di pagare le bollette?
Che esempio può dare ai suoi cittadini un comune come Catania se risulta in arretrato di 2395 bollette non pagate per un totale di 1.915.494,74 euro?
come può il sindaco della cosentina Acri chiedere ai compaesani di pagare l’ICI o la tassa sui rifiuti o l’aqua(evasione media in Calabria secondo la Corte dei Conti:93,5%)se il suo comune è in arretrato sulla luce di 928 bollette?
La casertana Roccamonfina:ogni abitante Ha in banca oltre 700 euro in più della media regionale e risultano oltre 49 auto/100 abitanti,debito del comune con Enel 440.710 pari a 312 euro per ognuna delle 1.409 famiglie.
Non succede solo nel Sud,però la sproporzione tra gli arretrati degli enti pubblici del Centro o del Nord e gli abissi del Sud è Accecante.
E conclude così:
sono tutti convinti che nessuno avrà mai il fegatodi tagliar loro la luce.Quindi perchè mai dovrebbero pagare:solo perchè lo dice la legge?


Ente – Bollette scadute – Importo in euro

Asl Napoli uno nd* 14.500.000
Regione Campania nd 9.000.000
Comune di Napoli nd 6.000.000
Asl di Salerno nd 3.200.000
Comune di Taranto nd 2.000.000
Asl Latina 302 2.000.962,87
Comune di Catania 2.395 1.915.494,74
Comune di Salerno 223 1,301.964,73
Ente irrigazione Puglia1.196 1.285.087,67
Comune di Trapani 1.066 1.043.596,99
Asl Roma G 311 979.722,30
Comune di Augusta 758 939.169,58
Provincia di Palermo 755 930.914,97
Comune di Vittoria 970 773.154,57
Comune di Giarre 926 648.631,79
Comune di Cosenza 741 576.324,34
Comune di Acri 928 508.163,43
Comune di Roccamonfina603 440.710,26
Comune di Pachino 366 403.133,88
Comune di Benevento 490 372.106,37

Fonte : Corriere della Sera

E ci paga? Paga pantalon oviamente!