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Posts Tagged ‘dialetto veneto’

Immigrati: in Veneto uno su tre chiede dialetto obbligatorio a scuola

9 febbraio 2010 2 commenti

IMMIGRATI: IN VENETO UNO SU TRE CHIEDE DIALETTO OBBLIGATORIO A SCUOLA

(ASCA) – Treviso, 2 feb – Un immigrato ogni tre chiede che accanto all’italia venga insegnato anche il dialetto veneto.

Chi lavora per meglio integrarsi, in particolare per conoscere puntualmente contratti, norme e anche legislazione sulla sicurezza. Chi studia, soprattutto se giovane, per meglio relazionarsi con i coetanei, ad esempio in discoteca.

Per il 33% degli studenti stranieri, l’insegnamento del dialetto dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole. Tanto che la Fondazione ”Ispirazione” e la cooperativa ”insieme si pe’uo”’ che hanno commissionato all’Istituto di ricerca Quaeris un’indagine sull’argomento hanno deciso di cominciare con l’insegnamento del dialetto fino dalla scuola d’infanzia, da loro gestita, e dai corsi professionali per operatori socio-sabnitari. ”Gli anziani e i disabili – esemplificano Rina Biz e Anita Leuratti, presidente rispettivamente della Fondazione e della Cooperativa – si sentono piu’ sicuri se chi li assiste parla in dialetto”.

L’indagine, svolta fra 300 studenti stranieri ed altrettanti lavoratori, anche loro non italiani, testimonia che l’88% parla in qualche modo e comunque capisce il dialetto veneto. Il 60 per cento lo usa correntemente ed in modo appropriato.

”Circa 8 studenti ogni 10 e 9 lavoratori ogni 10 – afferma Giorgio De Carlo, che ha coordinato l’indagine – gradisce l’uso di questa parlata”. ”Per l’85,1 per cento dei lavoratori intervistati, la lingua veneta e’ ritenuta utile nel contesto lavorativo e nelle relazioni sul territorio”.

Fonte : Asca

Dimostrazione che certi immigrati sono meglio di tanti veneti ed italiani.

LINGUA VENETA – PEZZENTI  1-0

Cartoni animati : “Clifford, el can che parla in veneto”

19 ottobre 2009 2 commenti

VENEZIA (17 ottobre) – Un cartone animato americano trasmesso in lingua originale ma anche in dialetto veneto. “Clifford, el can che parla in veneto” è il cartoon che, alternando un episodio in veneto e l’altro in inglese, dal 19 ottobre andrà in onda su Antenna Tre Nordest alle 17.45.
Sono 25 storie che, grazie all’iniziativa dell’assessorato regionale all’Identità Veneta, per 1800 ore hanno tenuti impegnati nel doppiaggio più di 40 volontari della compagnia teatrale Astichello di Monticello Conte Otto (Vicenza).

«Sbaglia chi pensa che lo strumento comunicativo del futuro sia solo l’inglese – sottolinea il vice governatore del Veneto, il leghsita Franco Manzato – In realtà con questa iniziativadimostriamo che il Veneto ha piena legittimità a stare fiancodelle altre lingue. Per questo puntiamo a far sì che al più presto lo studio del dialetto entri nei programmi scolastici del Veneto».

«Ricordo le parole di mio padre Giorgio che ci ha insegnato arimanere legati alla tradizione, ma con lo sguardo a Manhattan. – ha detto da parte sua l’editore Thomas Panto, presentando il cartone animato nella sede di Antenna Tre – Ecco, l’acquisto dei diritti di una serie americana e la traduzione delle storie in veneto rappresenta il nostro modo di fare servizio pubblico, favorendo nei telespettatori la valorizzazione della nostra identità linguistica».

Fonte :  Il Gazzettino

TELEARENA E TELENUOVO SA SPETELI???  L’ANO DEL MAI??!!!

Dialetto? Bisogna lottare per una lingua regionale

8 settembre 2009 Nessun commento

Dialetto? Bisogna lottare
per una lingua regionale
Domenica 6 Settembre 2009

Dunque, come risulta da una recente inchiesta dell’istituto di sondaggi “Panel Veneto,” l’80% dei veneti è contrario all’insegnamento del dialetto nella scuola, dato che, si legge, “non rappresenta un percorso di formazione primaria”. Anch’io, nonostante quanto ho detto e scritto su questo problema negli ultimi anni, risponderei negativamente a tale domanda. Insegnare il dialetto? Ma no, certamente! Infatti, che fare? Portare a scuola il padovano a Padova, il vicentino a Vicenza? Assurdo, ovviamente. Ma è a questo che può facilmente pensare ogni intervistato. Ogni abitante del Veneto, di fronte ad una domanda così formulata, pensa al “dialetto” parlato sottocasa. A cominciare da me, cui viene in mente il cosiddetto “portelato” di Padova, oppure il più raffinato dialetto parlato in centro.
Ma la lingua veneta è un’altra cosa, chiaramente. Il veneto è una lingua, la lingua di un’antica repubblica un tempo usata, in alcuni casi, per dei trattati internazionali (penso ai trattati in veneto fra russi e ottomani). Inoltre è stata per secoli una lingua internazionale nel Mediterraneo orientale, usata in ogni porto, che fu adoperata nella battaglia di Lissa per i dialoghi, e gli ordini, fra i comandanti della flotta austriaca, in gran parte ex veneziana, vincitrice, dopo la quale molti marinai gridarono viva San Marco, viva la repubblica (di Venezia, ovviamente), senza nominare l’imperatore d’Austria. La lingua veneta possiede anche una letteratura ed è (in parte diventerà) la sintesi di più dialetti. Ma anche il greco antico, lo ripeto spesso, è la sintesi di più dialetti, e il risultato positivo di tale sintesi è ben noto.
Ma l’inchiesta della “Panel data” ci costringe a mettere il dito sulla piaga. Non possiamo né dobbiamo confondere le lingue regionali con i dialetti. In Italia esistono alcune lingue regionali che hanno una antica tradizione e sono l’espressione dell’identità di un popolo. Penso, ad esempio, al sardo, al friulano, al siciliano, al napoletano. Certamente, esistono anche i dialetti, che sono ritenuti fra una ventina e oltre centocinquanta, a seconda dei criteri adottati per la loro distinzione. Ma le autentiche identità ragionali, in Italia come negli altri stati dell’Unione Europea, non sono molto numerose, anche se rappresentano, lo ho detto e scritto più volte, gli strumenti per la costruzione degli Stati Uniti d’Europa, che deve passare attraverso un indebolimento degli stati nazionali, perché questi l’Europa non la faranno mai. Purtroppo, il Veneto è soltanto all’inizio di un’evoluzione che deve portare alla riscoperta della sua identità con un processo analogo a quello che ha ridato al catalano, un tempo ridotto a dialetto, la dignità di una lingua. Ma la maggioranza dei veneti, l’80%, a quanto sembra, non ha preso coscienza del rapporto fra identità e lingua, né si rende conto del fatto, le risposte all’inchiesta lo confermano, che se una lingua non viene insegnata a scuola scompare insieme all’identità del suo popolo.
In conclusione, i risultati dell’inchiesta non ci devono sorprendere. Anzitutto perché nel Veneto la presa di coscienza della propria identità è molto inferiore a quella della Catalogna. In secondo luogo perché la domanda, così formulata, e non preparata (per l’intervistato) con un’analisi informativa e introduttiva al tema della lingua veneta, non poteva rispondere al problema che propongo in queste pagine. In conclusione, c’è una certa differenza fra dialetto e lingua regionale. E di quest’ultima dovremmo parlare. E naturalmente lottare per la sua sopravvivenza.

SABINO ACQUAVIVA

Fonte: Il Gazzettino

I veneti sono bilingui ma non lo sanno

1 settembre 2009 Nessun commento

Gentile direttore, in Europa tutte le regioni che hanno difeso la propria identità hanno prosperato: Scozia, Fiandre, Galles, Catalogna, Galizia, ma anche Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta, Friuli. Nelle regioni in cui si potenzia il sentimento di un’identità comune (attraverso l’uso della lingua soprattutto, ma anche favorendo e finanziando l’esistenza di media regionali (radio, TV, stampa) si incrementa la fiducia reciproca tra cittadini, si collabora, si lavora tutti assieme con degli obiettivi condivisi.

Il Veneto è un caso pressoché unico. Due terzi dei cittadini sono a tutti gli effetti bilingui, ma non lo sanno. Perché gli hanno detto che l’unica vera lingua è l’italiano, l’altra un dialetto, quindi di rango inferiore. Ma nessuno ha spiegato loro che il veneto non è un dialetto dell’italiano (nelle scuole questo purtroppo non lo spiegano). Si chiama dialetto nel senso di “lingua vernacolare”. Infatti il veneto si parlava e scriveva prima che l’italiano esistesse. L’italiano è in realtà toscano standardizzato. C’è di più: vi sono parole dell’inglese corrente come “artichoke” (carciofo), “arsenal” (arsenale), “ballot paper” (scheda elettorale), “casino” (casa da gioco), “gazette” (nome dato a quotidiani di tutto il mondo; da “gazeta”, il nome della moneta veneziana con cui si aquistava il foglio con le notizie del giorno) e molte altre ancora che arrivano direttamente dal veneto.

Molti veneti in un certo senso vivono nell’ignoranza più totale, anche quelli che hanno studiato. Si sente poi spesso dire: «Quale veneto?». Ci sono il trevigiano, il vicentino, il veneziano, eccetera. Quale si vorrebbe insegnare nelle scuole?

Anche qui c’è fare un po’ di chiarezza. Le lingue ufficiali nascono quando le si dichiara tali. È un atto meramente politico. Nel momento in cui lo si fa, si provvede a codificare una lingua standard (alfabeto, accenti, e così via, un linguista lo può spiegare meglio di me). Questa standardizzazione è necessaria perché di solito vi sono numerose varianti locali nell’uso di alcuni vocaboli o espressioni.

È così dappertutto: il gallese che si parla a Gwynedd non è lo stesso che si parla nel Glamorgan o a Cardiff.

Il catalano parlato a Girona è diverso da quello parlato a Terragona, a Vic o a Barcellona.

E nel veneto quello che a Venezia chiamano tozato è probabilmente un ceo a Treviso. È piuttosto frequente ascoltare politici e giornalisti veneti che affrontano la questione della lingua veneta (o dialetto veneto, se si preferisce, la sostanza non cambia) chiedendosi quale veneto si dovrebbe insegnare. A loro la domanda deve sembrare intelligente (è costume di politici e giornalisti ripetere cose che hanno ascoltato qui e là senza veramente capirne il senso, ma cercando comunque di dare l’impressione all’interlocutore che conoscono la materia in questione).

Ma non è una domanda intelligente. O meglio, la risposta è molto semplice: si insegnerebbe un veneto standard che rispetti le varianti locali.

Lettera a “Il Gazzettino” del 29 agosto 2009

Lorenzo Brusattin