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Polemiche su inaugurazione scuola in lingua veneta a Treviso

11 ottobre 2009 Nessun commento

Muraro inaugura la scuola in dialetto Donazzan: rovina l’immagine dei veneti
Conegliano, l’assessore all’Istruzione accusa il presidente leghista della Provincia di Treviso

Leonardo Muraro inaugura la scuola con un discorso in dialetto

CONEGLIANO (Treviso) — In principio furono campi e strade. Con, rispettivamente, il ministro Luca Zaia in piedi su un covone di fieno a Valeg gio sul Mincio ad ammansire in vernacolo un gruppo di agri coltori furibondi ed il sindaco Gian Paolo Gobbo ad inaugu rare nello stesso idioma la nuo va viabilità del complesso San t’Artemio a Treviso. Ma la passione leghista per il dia letto è solennemente esplosa anche nelle scuole: al taglio del nastro della nuova sede della Ragioneria di Coneglia no, costruita dalla Provincia, il presidente Leonardo Muraro ha tenuto rigorosamente in ve neto il discorso ufficiale davan ti ad oltre 1.100 studenti.

Un caso politico che aggiunge benzina al fuoco incrociato tra il Carroccio ed il Pdl: l’assesso re regionale all’Istruzione Ele na Donazzan accusa l’esponen te della Lega di essere «un pro vocatore che evidentemente non sa esprimersi in italiano». Chissà cosa ne avrebbe det to Marco Fanno, l’economista coneglianese a cui è dedicato l’istituto tecnico commerciale da 4,7 milioni di euro, un ebreo che a causa delle leggi razziali fu sospeso dall’inse gnamento per sette anni. «Noi dobbiamo tenere alle nostre ra dici », ha chiosato Muraro, nel tornare a battere sul tasto le ghista dell’identità, secondo il binomio «crocifissi in tutte le aule» e «appalti pubblici alle imprese locali». Questa, per la verità, è la traduzione in italia no delle parole del leader delle Province venete, che alla sua domanda d’esordio «Tosati, se parlo in diaeto me capì?», s’è sentito rispondere con un au tentico boato di assenso.

E allo ra giù con «atension ae pasti gliete, parché se pol divertirse anche sensa rovinarse l’esi­stensa », per sensibilizzare gli allievi al rischio degli stupefa centi, piuttosto che con «me despiase che l’aeronautica ga sbajà e semo qua incalcai co me sardee», per spiegare una situazione logistica non otti male a causa dell’errata previ sione meteorologica che ave va annunciato pioggia sulla ce rimonia inizialmente program mata all’aperto. Invece no, a tratti ha fatto ca polino anche un pallido sole, sull’appuntamento inaugura le. Ma fulmini e saette sono piovuti comunque, ancorché non dal cielo bensì dalla lagu na, mittente l’assessore Donaz zan. «Da amante del Veneto per parte paterna e del pie montese per parte materna – tuona la rappresentante del Po polo delle Libertà – dico che l’italiano è violentato quotidia namente dall’ignoranza di tan ti. Coloro che fanno propagan da elettorale strumentalizzan do il dialetto semplicemente non parlano bene la lingua na zionale ed allora, per evitare brutte figure, si lanciano in boutade mediatiche degne più di YouTube che di un contesto serio com’è la scuola, istituzio ne ancora più alta di un’espres sione geografico- territoriale qual è un’amministrazione provinciale. Come rappresen tante delle istituzioni, anche se orgogliosamente trevigia no, Muraro avrebbe dovuto parlare non in un buon, ma ad dirittura in un perfetto italia no. A questo punto mi viene il dubbio che il presidente non lo padroneggi così tanto da sentirsi sicuro di parlarlo in pubblico».

Dichiarazioni al vetriolo, a cui ha fatto però da contralta re l’entusiasmo con cui centi­naia di adolescenti hanno ap plaudito l’intervento in veneto del numero uno della Provin cia di Treviso. «Ma i giovani sono giustamente dei dissacra tori – ha commentato l’assesso re Donazzan – per cui non po tevano che accogliere con sim patia una tale uscita. Il proble ma è che ai nostri ragazzi dob­biamo insegnare il rispetto per le istituzioni. Un valore che si dimostra anche nell’uso appropriato della nostra lin gua nazionale. Per cui, ad esempio, altro che esami di dialetto: gli insegnanti andreb­bero sottoposti a test di italia no. E uno come Muraro do vrebbe scusarsi per l’immagi ne che i veneti danno in giro per l’Italia. Personalmente, an zi, lo ritengo responsabile del lo svilimento della mia dignità ».

Fonte : Corriere del Veneto

De’l “svilimento della mia dignità” l’è propio ela la responsabile, bastaria colegar n’atimo el zervelo prima de parlar e el problema l’era bel che a posto.
Par la Donazzan tuti i zoeni che i parla en lengoa veneta iè dei dissacratori e inveze quei che i parla in italian iè dei brai buteleti, gente par ben…sto chi l’è el mesagio che l’italia la g’ha inculcà ne la zuca dei veneti dai tempi de Vittorio Emanuele, pasando par el fasismo e par la republicheta de deso.
E ci che parla in “dialeto” l’è parchè no el conose mia l’italian la dise ela.
Le solite paroe che ghemo sentio zà no so quante olte, un disco roto ormai, i unici argomenti che i g’ha par sostegner le so tesi nazionaliste.
Ma si dai…la g’ha reson…cosa volio che sia 1100 ani de republica veneta in confronto a 150 ani de italia…
Ma un posto a Roma par sta chi ghelo mia? In qualche ente magari, cosita se la cavemo dale bale.
O magari calche parente in piemonte la dovaria averghelo…

Lettera al Corriere Veneto : insegnamento lingua veneta

29 maggio 2009 Nessun commento

Chi meto la letera che g’ho mandà al Coriere del Veneto in risposta ale dichiarazion dela Gelmini e dela Garavaglia.

Invito tuti a mandar na letara ala redazion par risponderghe a ste do chi.

 

21 Maggio 2009.

Legnago (VR)

 

Gentile Direttore,

 

le scrivo in merito all’ articolo apparso sul Corriere del Veneto, in

data 21/05/09, riguardante le polemiche nate attorno alle

dichiarazioni del ministro Luca Zaia sull’insegnamento della lingua

veneta a scuola e poi riprese dal consigliere regionale Roberto

Ciambetti.

Credo non sia necessario ribadire il mio, ovvio, sostegno a tale proposta.

Quello che più fa male è leggere le risposte, i commenti, a tali

dichiarazioni da parte del Ministro della distruzione

(ops…istruzione) Maria Stella Gelmini e della senatrice Maria Pia

Garavaglia.

 

Partiamo dalle dichiarazioni della Garavaglia:

 

«Da parlamentare eletta in Veneto — prosegue la Garavaglia — mi sta

mol to a cuore la difesa della cultura e del l’identità regionale, ma

la proposta leghista è priva di senso. Proprio per la sua natura

locale, il dialetto non può di venire una materia d’insegnamento, poi

chè appartiene a una cultura diversa da quella scolastica. E in ogni

caso chi sta bilisce qual è il veneto che va insegnato a scuola?

Quello di Venezia? O quello di Vicenza? E perchè non quello della mia

Verona? Ma come si fa poi con quelli del Polesine? E vogliamo

dimenticare il Cadore? Insomma — conclude la parla mentare veneta —

parliamo di cose più serie»

 

Alla senatrice potrei a questo punto chiedere: in Italia quale

italiano dobbiamo parlare? Quello di Milano o di Palermo? Quello di

Roma o di Genova? Quello di Napoli o di Firenze? Quello di Trieste o

quello di Bari?

Le sue sono le tipiche dichiarazioni di chi non ha argomenti a

sostegno delle proprie tesi.

E se proprio vogliamo parlare di “cose più serie”, come intende fare

la senatrice, come può pretendere di essere ascoltata una persona che

parla di una lingua e di una cultura che nemmeno conosce? Una persona

che veneta non è, una persona che è di Cuggiono (MI) ma che parla, nel

testo sopra citato, della “sua Verona”. Di una Verona diventata “sua”

all’improvviso, dopo essere stata vicesindaco di Roma con Veltroni,

dopo essere stata catapultata nelle liste per il senato in Veneto. Di

una persona che qui nessuno ha mai visto, che nessuno conosce. Che non

ha mai mosso un dito per il Veneto e per i Veneti.

 

Vogliamo parlare poi del ministro Gelmini?

Vediamo le sue dichiarazioni :

 

«E’ un’idea, ma a scuola vanno in segnate le materie importanti e non

mi pare che questa lo sia».

 

Un doppio colpo al cuore perchè sono parole che escono da una

bresciana, terra dell’ex Repubblica Serenissima di Venezia.

Ma pensandoci bene… cosa ci si può aspettare da un ministro messo lì

per grazia divina? Da un ministro che per avere l’abilitazione di

avvocato ha dovuto sostenere l’esame a Reggio Calabria? Dove anche il

primo gatto che passa per strada ottiene l’abilitazione con estrema

facilità (93,4% contro il 31,7 di Brescia). Da un ministro che, per il

suo ruolo, dovrebbe dare per prima il buon esempio ed invece l’unico

esempio che da agli studenti, ai giovani, è come ottenere una

scorciatoia facile.

 

Le dichiarazioni di queste due signore fanno capire quale sia il loro

tasso di ignoranza (nel senso che ignorano di cosa stanno

parlando…).

Forse non sanno che la lingua veneta è stata lingua franca in tutto il

mediterraneo per secoli e che esiste da ben prima del dialetto toscano

(lingua italiana) ? Forse dimenticano che è proprio l’italiano che ha

preso a modello molti termini della lingua veneta?

Da anni si assiste al tentativo di sminuire la nostra lingua

chiamandola dialetto, per dare l’impressione che sia una lingua

insignificante e da boari campagnoli, ma noi ne andiamo fieri.

A dispetto di quello che dice la Gelmini.

Qui l’unica di non importante è proprio lei.

Noi Veneti non accettiamo lezioni da questa gente e non smetteremo

mai, fino a quando avremo fiato, di difendere la nostra lingua, la

nostra cultura e le nostre tradizioni.

Se ne facciano una ragione.

 


Veneti nel Mondo: connazionali a Chipilo

18 maggio 2009 Nessun commento

Coesto el sarà el primo de na serie de articoli par far conosar i nostri conazioni Veneti nel Mondo.
Partemo da una de le comunità pesè picole, coela de Chipilo in Messico.

Chipilo

Chipilo

Pochi i lo sa ma Chipilo l’è un paesin Mesican che par noaltri Veneti el g’ha na grosa importanza.
L’è una dele “colonie” Venete nel Mondo.

Lì a gh’è imigrai Veneti che iè scapà dopo l’unità dela italia, parchè costreti ala fame e a fare i servi dei novi ocupanti.
A Chipilo se parla ‘ncora in Veneto, el veneto-chipileno.

La Rejon Veneto la g’ha anca presentà on libro :Il dialetto Veneto di Segusino e Chipilo
EL nostro conazional Eduardo Montagner Anguiano su Veneti nel Mondo el lo descrie cosita, in ocaxion del aniversario dela emigrazion (nel 2002) :

A Chipilo – quest’anno si celebrano con Segusino i 120 anni di emigrazione veneta. E’ passato tanto tempo e sono successe tante cose da quel lontano 1882, ma ancor oggi in questi luoghi batte un cuore veneto e veneti sono i modi di sentire, di parlare e di vivere. Ciò che più inorgoglisce noi veneti di Chipilo è che qui si può ancora trovare, conservato di generazione in generazione quel dialetto che venne portato dai nostri avi. Un dialetto che specie nei primi cinquant’anni di assoluto isolamento con l’esterno, si cristallizzò mantenendosi inalterato per decenni.