In Ottobre scadranno grandi quantità di bonds italiani, e il governo dovrà rinnovarli e ricollocarli sui mercati, quindi sarà ricattabile dalle agenzie di rating e dalle banche che le posseggono: se il governo non seguirà le loro indicazioni, dovrà pagare tassi elevati, e ciò si tradurrà innanzitutto in centinaia di migliaia di posti di lavoro in meno.
Per abbassare il rischio di default dei suoi bonds, il governo deve introdurre misure atte a sostenere la finanza pubblica, alleggerendo la spesa, nel medio-lungo termine, cioè nel termine di scadenza dei nuovi bonds, onde rassicurare i loro potenziali acquirenti in modo che li comperino a un tasso di interesse moderato. La misura diretta per alleggerire la spesa pubblica nel medio-lungo termine, soprattutto con una popolazione che invecchia, è spostare in avanti l’età pensionabile – e questo il governo lo sta facendo con ritardo e tentennamenti. Una misura obbligata, quella delle pensioni, dato anche che il debito pensionistico si aggira sui duemila miliardi, e si aggiunge al debito pubblico di millesettecento miliardi. Totale tremilasettecento miliardi, il 320% del pil, all’incirca. Già da tempo i contributi previdenziali in realtà sono tali solo di nome, perché non vengono investiti e accumulati per costituire rendite vitalizie, ossia future pensioni, ma vengono spesi direttamente per pagare le pensioni in essere – quindi in realtà sono tasse. Senza il prolungamento della vita lavorativa, presto avremo più pensionati che lavoratori. Gli immigrati non giovano, perché molti lavorano senza versare contributi, mentre gravano pesantemente, assieme ai loro familiari, sulla spesa assistenziale e sanitaria.
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L’inizio della fine è arrivato : Berlusconi prepara un discorso alla nazione (quale nazione poi?) sulla crisi.
Non avrebbe mai voluto arrivare a questo punto, proprio lui che giorno dopo giorno distribuiva fiducia e sicurezza sul fatto che l’italia (con la i minuscola) era in perfetta salute e che i pericoli erano lontani, lontanissimi.
Non userà mai la parola “fallimento” o altre che possano far scatenare il panico, ma il senso sarà quello : stringere la cinghia e fare sacrifici, altrimenti…
Il solo fatto di presentarsi in tv (magari a reti unificate?) per spiegare ai cittadini la situazione attuale certifica la drammaticità della situazione.
Le regioni del sud con debiti enormi nella sanità non potranno utilizzare i fondi FAS ma dovranno aumentare le tasse e ridurre i posti letto per potervi eventualmente, in parte, accedere.
I governatori del sud (in maggioranza di centro destra) smentiranno se stessi dopo le promesse fatte in campagna elettorale : la Polverini ha già iniziato.
Dopo il battibecco a Porta a Porta con Flavio Tosi, in cui aveva detto che non avrebbe alzato le tasse e ridotto posti letto ed ospedali, sono bastati solo due mesi per doversi re-ingoiare tutto.
Aggiungiamo poi che ai dipendenti pubblici non verrà rinnovato il contratto scaduto a fine 2009, che nel 2011 verrà chiusa una delle due finestre pensionistiche, che verrà imposto il blocco del turnover (assunzioni bloccate)…per iniziare…
Apprezzabile anche l’impegno politico all’autoriduzione dello stipendio ma sinceramente il 5% è poco.
Come minimo, per dare un segnale, il taglio deve essere del 20% e non sull’indennità base di poco più di 5.000 euro ma sullo stipendio complessivo che arriva a toccare i 15.000 euro.
Senza contare i privilegi accessori e senza contare la pensione maturata dopo soli due anni e mezzo e senza contare il cumulo di cariche.
Si tratta di costi non più sostenibili, tenendo conto che un sindaco e/o un assessore (che hanno una responsabilità maggiore), soprattutto nei comuni piccoli, hanno stipendi da fame.
Tutte cose di cui fra qualche anno non resterà comunque traccia…
L’Italia ha ormai raggiunto un punto di non ritorno.
Aveva un debito pubblico enorme (e relativi interessi) prima della crisi e lo ha incrementato nel periodo post crisi.
Post crisi si fa per dire : passato lo spauracchio (almeno per il momento) del fallimento delle banche ora è l’economia reale a risentirne, come abbondantemente previsto.
I consumi si sono ulteriormente contratti, la disoccupazione è arrivata al 10% (terza in europa dopo spagna e irlanda) e i titoli di stato non danno più rendita, anzi, danno una rendita addirittura negativa.
Per tentate di uscire dallo stallo si è pensato di “vendere” il debito pubblico a paesi esteri, come ad esempio la Cina.
Il che significa aver ceduto una buona fetta di sovranità nazionale, sempre che dopo lo sbarco degli alleati nella seconda guerra mondiale si possa parlare di sovranità nazionale italiana.
Chi compra il nostro debito ha in mano la nostra politica economica.
Il rischio di fallimento/bancarotta è altissimo e questo lo certifica l’incapacita di riuscire a vendere i titoli di stato.
Gli stessi titoli di stato, come risaputo, sono coperti da un’assicurazione sul loro fallimento, chiamata CDS (credit default swap).
Chi fallirà dunque per primo in europa?
La risposta l’hanno già data gli investitori internazionali e viene riportata dall’Economist : L’italia è in prima posizione e doppia la Spagna.
Come in Argentina ne saremo tutti al corrente una bella mattina, quando ci sveglieremo senza più nulla.
COUNTDOWN !!!! INDIPENDENZA !!!!
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