Archivio

Posts Tagged ‘italia’

Il prezzo della crisi pagato dai comuni mortali

26 maggio 2010 Nessun commento

Approvata la finanziaria da 24 miliardi di euro per gli anni 2011 e 2012 per riportare il deficit sotto controllo :  sotto la soglia del 3%.

24 miliardi (e i 5,5 miliardi da dare alla Grecia sono inclusi o no?) in 2 anni che devono pur saltar fuori da qualche parte.
Dopo 2 anni in cui si invocava all’ottimismo e si maledivano i gufi ecco arrivare tra coppa e collo una stangata.
Se per sino l’alter-ego di Berlusconi, Gianni Letta, si spinge a dire pubblicamente che ci saranno duri sacrifici e che bisogna evitare il “rischio Grecia”, beccandosi pure i rimbrotti del suo capo, allora significa che il conto alla rovescia ora è di dominio pubblico.
A pagare per la maggior parte saranno enti pubblici (regioni, province, comuni) ed i dipendenti pubblici (tfr rateizzato in 3 soluzioni, blocco stipendi e produttività per 4 anni, blocco turnover).
Ma intanto la Sicilia indipendente ne assume 4.500 e chi paga?
Poi alcune strane misure vampiresche alla Visco (tracciabilità dei pagamenti in contanti passano da 12.500 a 5.000 euro e fattura telematica oltre i 3.000 euro) e alcune curiosità :

  1. Dal 2011 per avere l’assegno di invalidità si passerà dal 74% al 80%
  2. Riduzione del 10% degli stipendi dei politici (ministri e sottosegretari non parlamentari, mentre a deputati e senatori ci penseranno le camere di appartenza, forse…) ma solo per la parte eccedente gli 80.000 euro. Il che significa che se un politico ha una retribuzione annua intorno ai 100.000 euro il 10% si calcolerà su 20.000 euro e non sul totale. Quindi per l’esempio citato 2.000 euro in un anno, pari a 166 euro mensili. Cosa sono 166 euro su un totale di circa 15.000 mensili? L’ 1,1 % di riduzione sullo stipendio complessivo.
  3. Il taglio dei contributi elettorali ai partiti, invece che del 50% sarà solo del 20%, quindi al posto di 1 euro saranno riconosciuti 80 cent.

Qui maggiori dettagli sulla manovra approvata ma sembra non proprio definitiva, si spera.

Categorie:economia Tag: , , ,

L’ora X dell’Italia si avvicina sempre di più

18 maggio 2010 Nessun commento

L’inizio della fine è arrivato : Berlusconi prepara un discorso alla nazione (quale nazione poi?)  sulla crisi.
Non avrebbe mai voluto arrivare a questo punto, proprio lui che giorno dopo giorno distribuiva fiducia e sicurezza sul fatto che l’italia (con la i minuscola) era in perfetta salute e che i pericoli erano lontani, lontanissimi.
Non userà mai la parola “fallimento” o altre che possano far scatenare il panico, ma il senso sarà quello : stringere la cinghia e fare sacrifici, altrimenti…
Il solo fatto di presentarsi in tv (magari a reti unificate?) per spiegare ai cittadini la situazione attuale certifica la drammaticità della situazione.
Le regioni del sud con debiti enormi nella sanità non potranno utilizzare i fondi FAS ma dovranno aumentare le tasse e ridurre i posti letto per potervi eventualmente, in parte, accedere.
I governatori del sud (in maggioranza di centro destra) smentiranno se stessi dopo le promesse fatte in campagna elettorale : la Polverini ha già iniziato.
Dopo il battibecco a Porta a Porta con Flavio Tosi, in cui aveva detto che non avrebbe alzato le tasse e ridotto posti letto ed ospedali, sono bastati solo due mesi per doversi re-ingoiare tutto.
Aggiungiamo poi che ai dipendenti pubblici non verrà rinnovato il contratto scaduto a fine 2009, che nel 2011 verrà chiusa una delle due finestre pensionistiche, che verrà imposto il blocco del turnover (assunzioni bloccate)…per iniziare…
Apprezzabile anche l’impegno politico all’autoriduzione dello stipendio ma sinceramente il 5% è poco.
Come minimo, per dare un segnale, il taglio deve essere del 20% e non sull’indennità base di poco più di 5.000 euro ma sullo stipendio complessivo che arriva a toccare i 15.000 euro.
Senza contare i privilegi accessori e senza contare la pensione maturata dopo soli due anni e mezzo e senza contare il cumulo di cariche.
Si tratta di costi non più sostenibili, tenendo conto che un sindaco e/o un assessore (che hanno una responsabilità maggiore), soprattutto nei comuni piccoli, hanno stipendi da fame.
Tutte cose di cui fra qualche anno non resterà comunque traccia

L’Italia preoccupa più della Grecia

28 marzo 2010 Nessun commento

Queste le parole del governatore aggiunto della Banca Centrale Cinese, Zhu Minin, in occasione di un forum di investitori ad Hong Kong.
Lo stesso Zhu Minin spiega che l’eventuale bancarotta della Grecia avrebbe ”dimensioni modeste” a causa del peso relativamente piccolo della sua economia sull’intera Eurozona ma, al contrario, le principali preoccupazioni sono l’Italia e la Spagna.
La Spagna dopo aver aumentato l’IVA di due punti percentuali, dal 16% al 18%, aver eliminato gli sgravi per i più bisognosi sull’IRPEF ha anche dato un taglio alle risorse per i dipendenti pubblici.
L’Italia in grossa difficoltà, ha un rapporto PIL/debito pubblico del 117%, il doppio della Spagna che è al 66%.
Se teniamo conto delle accuse del premier greco all’Italia, accusata di aver truccato più di tutti i conti pubblici, non ci resta che attendere il felice epilogo.
Quando la baracca affonda pronti a far festa!

Il fallimento dell'Italia : conto alla rovescia

2 febbraio 2010 Nessun commento

L’Italia ha ormai raggiunto un punto di non ritorno.
Aveva un debito pubblico enorme (e relativi interessi) prima della crisi e lo ha incrementato nel periodo post crisi.
Post crisi si fa per dire : passato lo spauracchio (almeno per il momento) del fallimento delle banche ora è l’economia reale a risentirne, come abbondantemente previsto.
I consumi si sono ulteriormente contratti, la disoccupazione è arrivata al 10% (terza in europa dopo spagna e irlanda) e i titoli di stato non danno più rendita, anzi, danno una rendita addirittura negativa.
Per tentate di uscire dallo stallo si è pensato di “vendere” il debito pubblico a paesi esteri, come ad esempio la Cina.
Il che significa aver ceduto una buona fetta di sovranità nazionale, sempre che dopo lo sbarco degli alleati nella seconda guerra mondiale si possa parlare di sovranità nazionale italiana.
Chi compra il nostro debito ha in mano la nostra politica economica.
Il rischio di fallimento/bancarotta è altissimo e questo lo certifica l’incapacita di riuscire a vendere i titoli di stato.
Gli stessi titoli di stato, come risaputo, sono coperti da un’assicurazione sul loro fallimento, chiamata CDS (credit default swap).
Chi fallirà dunque per primo in europa?
La risposta l’hanno già data gli investitori internazionali e viene riportata dall’Economist : L’italia è in prima posizione e doppia la Spagna.
Come in Argentina ne saremo tutti al corrente una bella mattina, quando ci sveglieremo senza più nulla.

COUNTDOWN !!!!   INDIPENDENZA !!!!

Mafia spa prima azienda d'Italia

1 febbraio 2010 Nessun commento

La crisi non ferma la mafia spa. Ed è allarme usura. Il XII rapporto SoS Impresa

La Mafia Spa non teme e non conosce crisi.
Lo sostiene il XII Rapporto SoS impresa, secondo il quale il fatturato complessivo ha raggiunto i 135 miliardi di euro ed un utile che sfiora i 70 miliardi al netto di investimenti e accantonamenti.
Dalla filiera agroalimentare, dai servizi alle imprese e alla persona, dagli appalti alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario, la presenza criminale si espande e le conseguenze sono ancora pesanti per gli imprenditori: 1300 reati al giorno, 50 all’ora, quasi uno al minuto. In periodi di crisi – sostiene il rapporto SoS impresa – i soldi delle mafie, la loro grande liquidità, benché “sporchi” fanno gola.
E il settore maggiormente in crescita appare, in tempi di crisi economica e di difficoltà di accesso al credito proprio l’usura che nel 2009 ha toccato un vero e proprio boom: oltre 200 mila commercianti colpiti con un giro di affari attorno ai 20 miliardi di euro. Esplode l’usura di giornata con soldi prestati il mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera, mentre capita che l’usuraio si presenti anche davanti ai cancelli di una fabbrica in attesa di clienti.Il rapporto lancia anche un forte allarme che riguarda la disoccupazione: licenziamenti, cassa integrazione, disoccupazione soprattutto in contesti degradati potrebbero avvicinare molti giovani ad attività illecite.
Attraverso un percorso graduale dai contesti border line legali-illegali come la contraffazione. Gioco d’azzardo, truffe, potrebbero essere catapultati tra gli effettivi di organizzazioni criminali.

Fonte : Confesercenti

Categorie:mafia Tag: , , ,

Inps: l'80% degli invalidi nel sud d'Italia

12 gennaio 2010 Nessun commento

Inps: l’80% degli invalidi nel sud d’Italia

Presidente Mastrapasqua: ‘Riforma necessaria da gennaio’

L’80% degli invalidi sono concentrati in Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Lo rende noto il presidente dell’Inps, Mastrapasqua. La riforma dell’invalidita’ scattera’ i primi giorni di gennaio e Mastrapasqua spiega le ragioni: ‘La scelta si e’ resa necessaria – afferma – dopo che nel 2009 e’ emersa una situazione disastrosa sul territorio nazionale’. Non sara’ una riforma ‘contro i falsi invalidi’, ma – conclude – una riforma ‘a favore degli invalidi’ per ridurre i tempi di attesa.

Fonte : Ansa

Italia 63/a al mondo per corruzione

18 novembre 2009 Nessun commento

Dal 2008 perde 8 posti.In Ue precede Bulgaria, Grecia e Romania

BERLINO, 17 NOV – L’Italia e’ scesa al 63/mo posto della classifica globale di Transparency International sulla corruzione nel mondo (55/mo nel 2008). Pure quest’anno in Ue l’Italia e’ seguita solo da Bulgaria, Grecia e Romania che condividono l’ultimo posto dei Ventisette.La graduatoria e’ su 180 paesi, vede prima la Nuova Zelanda con 9,4 punti (scala 1 a 10 e miglior punteggio possibile) mentre l’Italia registra 4,3 punti rispetto ai 4,8 del 2008. All’ultimo posto mondiale c’e’ la Somalia con 1,1 punti.

Fonte: Ansa

Italia: il più alto fardello fiscale dell'Unione Europea sulle imprese

10 settembre 2009 2 commenti

Roma, 09 set – E’ dell’Italia la non invidiabile maglia nera del paese dell’Unione Europea con il piu’ alto fardello fiscale sulle imprese. Lo indica la Banca Mondiale nell’ultimo rapporto ‘Fare Impresa’ pubblicato stanotte. Tasse e imposte in Italia assorbono il 68,4% dei profitti delle imprese. Oltre ad essere fanalino di coda in eurolandia, l’Italia e’ nella parte bassa della classifica che comprende 183 paesi e in arretramento rispetto all’anno precedente per questo indicatore (135esima contro la 128esima posizione).
Per i tempi giustizia civile Italia in fondo alla classifica Alle spalle dell’Italia ci sono casi peggiori, come la Repubblica Democratica del Congo con tasse calcolate in oltre il 300% dei profitti, mentre l’Eldorado per le imprese e’ Timor Est: nell’isola diventata indipendente nel XXI secolo le tasse assorbono solo lo 0,2% dei profitti. Il fardello fiscale (total tax rate) e’ uno dei dieci indicatori della classifica ‘fare impresa’ della Banca Mondiale: un indicatore della facilita’ con cui un imprenditore puo’ operare nei diversi paesi. Il dato di sintesi per l’Italia non e’ confortante. La classifica 2009 la vede scivolare al 78esimo posto dal 74esimo del 2008 superata, tra gli altri, dai progressi di Bielorussia, Repubblica Kirghiza e Ruanda. Una posizione che testimonia una situazione molto piu’ difficile per le imprese italiane rispetto non solo a quelle degli altri partner del G7 (la Francia, la piu’ vicina e’ al 31esimo posto) ma anche a quella della maggioranza dei paesi Ocse. Tra gli altri indicatori della classifica della Banca Mondiale c’e’ la conferma di un’altra debolezza del sistema italiano: i tempi della giustizia civile. In Italia ci vogliono tre anni e quattro mesi, in media, per fare rispettare i contratti. Una tempistica che costringe l’Italia alla 156 posizione della classifica mondiale su 183 stati esaminati.

Fonte : Il Sole 24 ore

Maturità : il Sud vince la gara dei 100 e lode

11 agosto 2009 1 commento

Pieni voti a 3.529 studenti. In Puglia più del doppio della Lombardia

MILANO — L’Italia dei cen­to e lode, l’eccellenza della no­stra popolazione studentesca, esce leggermente ridimensio­nata dall’ultimo esame di ma­turità. Quest’anno i quadri af­fissi all’esterno delle scuole hanno certificato la promozio­ne a pieni voti di 3.529 studen­ti, premiati non solo con il 100 ma anche con la lode che dà diritto all’ormai consueto premio ministeriale. L’anno scorso le lodi erano state 4.008, ma il numero comples­sivo dei maturandi era un po’ più alto. Quest’anno il totale di candidati esaminati è stato di 383.167 unità: la media per­centuale dei premiati con il massimo dei voti è rimasta inalterata, intorno allo 0,9% del totale.

In ogni caso su questi dati esercita un certo peso anche il clima di maggior severità im­posto dal ministro Mariastella Gelmini, che ha avuto il suo primo riflesso immediato sul numero dei respinti, cresciuto dal 2,5% dell’anno scorso al 3,1 di quest’anno. Sono inve­ce diminuiti drasticamente i cento senza lode. Sono 19.078, nel 2008 erano quasi il doppio, così come sono calati in proporzione sensibile an­che i voti più alti, tra 81 e 99.

La nuova valutazione in cen­tesimi è stata introdotta nel 2007 dall’allora ministro di centrosinistra Giuseppe Fioro­ni. Come prescrive la legge, per ottenere cento gli studenti devono portare in dote un cre­dito di 25 punti riferito al cur­riculum e alle esperienze ex­trascolastiche dell’ultimo tri­ennio, ottenere il massimo nelle tre prove scritte (ciascu­na delle quali vale 15 punti), e poi tutto si gioca all’esame ora­le che da solo vale 30 punti. In­fine i commissari, che da que­st’anno hanno dovuto tener presente anche il voto in con­dotta, si riservano 5 punti di bonus.

Degli oltre 3.500 cento e lo­de, buona parte provengono da scuole meridionali. Per la precisione si tratta di 1.704 su complessivi 156.159 diploma­ti. Sono invece 764 gli studen­ti modello usciti da istituti del centro su 83.592 maturandi, e 1.061 da scuole settentrionali su 143.273 candidati al diplo­ma. Anche se confrontiamo i dati relativi a chi ha preso sol­tanto 100, l’impressione di uno squilibrio a Sud nelle va­lutazioni viene confermato dai numeri. Le sole Campania, Puglia, Sicilia e Calabria ne mettono insieme 8.024, oltre il 40%, molti di più di tutti i migliori studenti del Nord, do­ve i maturati con 100 sono sta­ti 6.121. In media solo il 5% de­gli esaminati ottiene il punteg­gio più alto, in Sicilia si viag­gia sul 5,6%, in Puglia si arriva al 6,5, in Calabria addirittura al 7,9. Naturalmente è il set­tentrione a tenere bassa la me­dia. Il Piemonte è appena sot­to l’asticella, con il 4,8%, il Ve­neto si mantiene a quota 4,2, la Lombardia tocca il fondo con il 3,2.

La regione delle lodi è la Pu­glia, che detiene il record di promossi a pieni voti: 523, quasi 15% del totale nazio­nale, molto più della la­boriosa Lombardia, do­ve gli esiti degli esami pubblicati qualche gior­no fa hanno incorona­to solo 210 studenti modello. E il dato risul­ta anche più impressio­nante se si considera che nel tacco d’Italia i di­plomati non superano quota 31 mila, mentre nelle scuole lombarde sono stati quasi il doppio, 51.315.

I dati delle altre regioni con­fortano questa tesi, visto che anche in Campania si registra un cospicuo numero di promo­zioni con il voto massimo, ben 388, o in Calabria e Basilicata, che insieme ne vantano 341, pur totalizzando 22.429 esami­nati contro i 29.919 del Vene­to, dove invece i 100 con lode sono stati 219. Anche peggio è andata nelle scuole piemonte­si, dove a fronte di 23.598 can­didati i promossi a pieni voti sono 190, mentre in Sicilia se ne contano 369 su 39.770.

«Mi piacerebbe sostenere che gli studenti pugliesi siano i migliori di Italia — afferma la direttrice dell’ufficio scola­stico della Puglia, Lucrezia Stellacci — e in effetti i nostri ragazzi riescono a ottenere ri­sultati eccellenti grazie alle lo­ro straordinarie doti. Tuttavia, avendo lavorato anche in altre regioni, non posso nasconde­re che certi risultati non sono dovuti solo alla bravura dei di­scenti, ma anche ai diversi me­tri di valutazione». Secondo il dirigente scolastico manca una disciplina unica: «I docen­ti sono costretti a regolarsi cia­scuno a modo suo, e del resto difficilmente potrebbe essere altrimenti dal momento che non è stato ancora approvato il regolamento per l’attribuzio­ne dei voti di maturità».

Fonte : Corriere della Sera

Durnwalder : Non mi sento italiano voterei per l’Austria

7 agosto 2009 1 commento

Luis Durnwalder, presidente della Provincia di Bolzano e presidente di turno del Trentino Alto Adige esce allo scoperto e dopo le recenti polemiche per la sparata del vicepresidente del Parlamento austriaco su un referendum per l’annessione del Sudtirolo, si schiera ufficialmente. «Se l’Italia ci dovesse degradare a regione a statuto normale, in caso di referendum voterei il ritorno dell’Alto Adige all’Austria». Insomma Durnwalder dopo aver bollato come «irresponsabile» la proposta del politico austriaco ora con il quotidiano Dolomiten fa retromarcia. «Se l’Italia non dovesse rispettare i contratti ci troveremmo come nel 1945. Anche allora chiedemmo l’autodeterminazione. E io che appartengo alla minoranza austriaca e non mi sento cittadino italiano, non voglio vivere senza autonomia. Oggi la maggioranza degli altoatesini voterebbe l’autonomia; tra sei mesi ci potrebbe essere una risicata maggioranza per il ritorno all’Austria».

Fonte : Il Giornale