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Posts Tagged ‘italiano’

Italiano : lingua internazionale di serie C

3 febbraio 2010 Nessun commento

Per entrare nelle migliori università del mondo, soprattutto per intraprendere un master, esistono dei requisiti ben specifici.
Tra questi, il primo di cui preoccuparsi è il test di lingua.

Tutte le maggiori lingue del mondo hanno una forma di test di lingua standardizzato.
Tutti gli stati proiettati verso l’importazione di risorse umane dall’estero hanno un sistema di valutazione delll’apprendimento della lingua da persone non native che vogliono entrare nel mondo accademico o lavorativo del paese.

Cinese (漢語水平考試), Inglese (TOEFL, IELTS), Tedesco (Deutsches Sprachdiplom Stufe I and II), Giapponese (JLPT), Coreano (KLPT, TOPIK), Portoghese (CELPE), Spagnolo (DELE).

Sorpresa sorpresa, tra questi non c’è l’Italia.
Il nostro paese non ha un sistema standard per valutare l’apprendimento dell’italiano come seconda lingua.
Il che significa che non c’è nemmeno un metodo di insegnamento standard.
Il motivo? Perchè avere un sistema standard, controllato, equo, implicherebbe la creazione di Centri di Cultura italiana seri, e non semplici posti dove impiegare gli amici degli amici.
Perchè avere un certificato vero vorrebe dire che la Dante Alighieri dovrebbe chiudere i battenti.

Fonte : Emigrazione Forzata

I veneti sono bilingui ma non lo sanno

1 settembre 2009 Nessun commento

Gentile direttore, in Europa tutte le regioni che hanno difeso la propria identità hanno prosperato: Scozia, Fiandre, Galles, Catalogna, Galizia, ma anche Trentino Alto Adige, Valle D’Aosta, Friuli. Nelle regioni in cui si potenzia il sentimento di un’identità comune (attraverso l’uso della lingua soprattutto, ma anche favorendo e finanziando l’esistenza di media regionali (radio, TV, stampa) si incrementa la fiducia reciproca tra cittadini, si collabora, si lavora tutti assieme con degli obiettivi condivisi.

Il Veneto è un caso pressoché unico. Due terzi dei cittadini sono a tutti gli effetti bilingui, ma non lo sanno. Perché gli hanno detto che l’unica vera lingua è l’italiano, l’altra un dialetto, quindi di rango inferiore. Ma nessuno ha spiegato loro che il veneto non è un dialetto dell’italiano (nelle scuole questo purtroppo non lo spiegano). Si chiama dialetto nel senso di “lingua vernacolare”. Infatti il veneto si parlava e scriveva prima che l’italiano esistesse. L’italiano è in realtà toscano standardizzato. C’è di più: vi sono parole dell’inglese corrente come “artichoke” (carciofo), “arsenal” (arsenale), “ballot paper” (scheda elettorale), “casino” (casa da gioco), “gazette” (nome dato a quotidiani di tutto il mondo; da “gazeta”, il nome della moneta veneziana con cui si aquistava il foglio con le notizie del giorno) e molte altre ancora che arrivano direttamente dal veneto.

Molti veneti in un certo senso vivono nell’ignoranza più totale, anche quelli che hanno studiato. Si sente poi spesso dire: «Quale veneto?». Ci sono il trevigiano, il vicentino, il veneziano, eccetera. Quale si vorrebbe insegnare nelle scuole?

Anche qui c’è fare un po’ di chiarezza. Le lingue ufficiali nascono quando le si dichiara tali. È un atto meramente politico. Nel momento in cui lo si fa, si provvede a codificare una lingua standard (alfabeto, accenti, e così via, un linguista lo può spiegare meglio di me). Questa standardizzazione è necessaria perché di solito vi sono numerose varianti locali nell’uso di alcuni vocaboli o espressioni.

È così dappertutto: il gallese che si parla a Gwynedd non è lo stesso che si parla nel Glamorgan o a Cardiff.

Il catalano parlato a Girona è diverso da quello parlato a Terragona, a Vic o a Barcellona.

E nel veneto quello che a Venezia chiamano tozato è probabilmente un ceo a Treviso. È piuttosto frequente ascoltare politici e giornalisti veneti che affrontano la questione della lingua veneta (o dialetto veneto, se si preferisce, la sostanza non cambia) chiedendosi quale veneto si dovrebbe insegnare. A loro la domanda deve sembrare intelligente (è costume di politici e giornalisti ripetere cose che hanno ascoltato qui e là senza veramente capirne il senso, ma cercando comunque di dare l’impressione all’interlocutore che conoscono la materia in questione).

Ma non è una domanda intelligente. O meglio, la risposta è molto semplice: si insegnerebbe un veneto standard che rispetti le varianti locali.

Lettera a “Il Gazzettino” del 29 agosto 2009

Lorenzo Brusattin

Il regime italiano colpisce ancora

9 aprile 2009 Nessun commento

Mai finita. Nuovo processo ai Serenissimi.

La procura generale di Venezia impugna la sentenza della Corte d’Assise d’Appello

L’assalto al campanile di Venezia da parte dei Serenissimi

VENEZIA – A distanza di qua­si dodici anni dall’assalto al cam­panile di San Marco, avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1997, il processo per eversione dell’ordine democratico nei con­fronti dei tre «serenissimi» Gil­berto Buson, Cristian e Flavio Contin, è destinato a ricomincia­re. Sul tavolo degli avvocati Ren­zo Fogliata, Alessio Morosin e Luigi Fadalti, infatti, dallo scor­so 20 ottobre è depositato il ri­corso in Cassazione, con il quale il sostituto procuratore generale di Venezia Bruno Cherchi ha im­pugnato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello – presidente Carlo Citterio –, che il 9 giugno 2008 aveva assolto i tre imputati con formula piena (poiché «il fatto non sussiste»). [...]

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Serenissimi a processo

Serenissimi a processo

Scandaloso.
I delincoenti che copa la jente, fa rapine, fa violenza sule done  no i va gnan in preson, i ven fora co l’indulto o par bona condota.
Inveze gh’è jente che par un ato patriotico (gnente morti, gnente ferii, gnente dani al patrimonio, gnente de gnente) i se fa dal primo al oltimo jorno de galera.
E Bepin Segato? Che l’è sta portà in  sala operatoria, par esar operà de peritonite, co le manete?!
Adeso se riverze par l’enesima olta el proceso.
La giustizia italiana la fa acqua da tuti i cantoni ma par lori la funziona ben.
Fin al ultimo grado de giudizio…e quando la parea finia eco n’altro ricorso.
Calchedun el g’ha dito che semo soto na ditatura dolce, ma tanti i pensa che ghe semo sempre stà…dal 1866..