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Zaia : Prima ai veneti, agli altri quel che resta

5 gennaio 2010 1 commento

«Prima ai veneti, agli altri quel che resta»

Eco l’ultima intervista a Zaia.
So comoso, par che i me g’avia intervistà mi!
Musica par le me recie.

Dunque nessun ravvedimento sul fronte dei requisiti minimi di residenza per l’accesso agli aiuti della Regione? «Se la coperta fosse lunga abbastanza per tenere tutti al caldo, certo potremmo permetterci di non lasciare fuori nessuno. Purtroppo, però, non è così e come amministratore sono costretto a stilare una lista di priorità. La politica è l’arte del possibile».

In questa lista stanno in cima i veneti e gli stranieri restano indietro? «Non credo che una persona che ha messo piede in Veneto questa mattina possa rivendicare per sé la stessa attenzione di uno straniero che è qui da dieci anni. E lo stesso dicasi di quest’ultimo se confrontato con un veneto, figlio di veneti, con nonni veneti».

Parole che fanno gridare allo scandalo, anche tra le fila del Pdl… «L’ipocrisia la lascio ad altri, l’integrazione si realizza solo se è sostenibile ed ha all’origine una casa ed un lavoro. I primi a chiederci fermezza e rigore sono gli immigrati, come il mio vicino di casa albanese, che ha tre bimbi e non vuole aver nulla a che spartire con certi suoi connazionali: il far west è finito ed in questo senso i fattori tempo e legalità diventano imprescindibili».

Resta intatta anche l’idea d’insegnare il dialetto tra i banchi di scuola? «Mi pare che questo argomento diventi troppo spesso il pretesto per fuorviare il dibattito sulla difesa della nostra identità. Se ne fa un’ipotesi macchiettistica, folcloristica, e ci si ferma lì, alla rissa. La questione, invece, è un po’ più complessa…».

Del dialetto a scuola, però, ne ha parlato lei, e più volte. Ha cambiato idea? «Nient’affatto. L’autonomia scolastica già oggi dà ai dirigenti scolastici la possibilità di dedicare una parte dei programmi all’insegnamento di materie facoltative. Dove sarebbe lo scandalo se i ragazzi potessero studiare la lingua e la cultura della nostra terra, anziché alcune materie che ricordano la disputa sul sesso degli angeli?».

C’è chi dice sarebbe meglio che i ragazzi parlassero l’inglese. «E’ un cretino, guarda il dito mentre indico la luna. Io parlo l’inglese e lo spagnolo ma col mio notaio parlo in veneto. Certi salotti eruditi ed illuminati pontificano di una realtà lontana anni luce da quella che vivo io ogni giorno».

Continua [...]

Fonte : Corriere del Veneto

Luca Zaia candidato presidente Regione Veneto

19 dicembre 2009 3 commenti

Il ministro dell’agricoltura, il trevigiano Luca Zaia, sarà il candidato presidente per la Regione Veneto (in quota Lega Nord e PDL) alle prossime elezioni regionali del marzo 2010.

Dichiarazioni Zaia :

«Ho appreso che il Consiglio Nazionale della Lega Nord-Liga Veneta mi ha candidato alla presidenza della Regione in occasione delle prossime elezioni di marzo. Ringrazio per la fiducia che mi viene nuovamente accordata il segretario federale della Lega Umberto Bossi, il segretario del Veneto Giampaolo Gobbo, il consiglio nazionale della Lega Nord-Liga Veneta e tutti i militanti».
«Sono particolarmente lieto che a comunicarmi la notizia sia stato l’amico fraterno Flavio Tosi a conferma di un solido legame intessuto in anni di amicizia e stima reciproca. Sono profondamente emozionato per questa candidatura che mi infonde un grande senso di responsabilità, consapevole come sono del significato storico che ha per i leghisti in particolare e della prospettiva che assume per tutti i cittadini del Veneto».

Dichiarazioni Tosi :

«La Lega ha dimostrato anche in questa occasione di essere una forza politica unita che sa prendere le proprie decisioni in maniera unitaria, senza frammentazioni che si vedono in questi giorni in altri settori politici». E riguardo al suo futuro? «Io – ha detto – resto a fare il lavoro che mi piace di più e che è quello di sindaco della mia città».

Lettera al Corriere Veneto : insegnamento lingua veneta

29 maggio 2009 Nessun commento

Chi meto la letera che g’ho mandà al Coriere del Veneto in risposta ale dichiarazion dela Gelmini e dela Garavaglia.

Invito tuti a mandar na letara ala redazion par risponderghe a ste do chi.

 

21 Maggio 2009.

Legnago (VR)

 

Gentile Direttore,

 

le scrivo in merito all’ articolo apparso sul Corriere del Veneto, in

data 21/05/09, riguardante le polemiche nate attorno alle

dichiarazioni del ministro Luca Zaia sull’insegnamento della lingua

veneta a scuola e poi riprese dal consigliere regionale Roberto

Ciambetti.

Credo non sia necessario ribadire il mio, ovvio, sostegno a tale proposta.

Quello che più fa male è leggere le risposte, i commenti, a tali

dichiarazioni da parte del Ministro della distruzione

(ops…istruzione) Maria Stella Gelmini e della senatrice Maria Pia

Garavaglia.

 

Partiamo dalle dichiarazioni della Garavaglia:

 

«Da parlamentare eletta in Veneto — prosegue la Garavaglia — mi sta

mol to a cuore la difesa della cultura e del l’identità regionale, ma

la proposta leghista è priva di senso. Proprio per la sua natura

locale, il dialetto non può di venire una materia d’insegnamento, poi

chè appartiene a una cultura diversa da quella scolastica. E in ogni

caso chi sta bilisce qual è il veneto che va insegnato a scuola?

Quello di Venezia? O quello di Vicenza? E perchè non quello della mia

Verona? Ma come si fa poi con quelli del Polesine? E vogliamo

dimenticare il Cadore? Insomma — conclude la parla mentare veneta —

parliamo di cose più serie»

 

Alla senatrice potrei a questo punto chiedere: in Italia quale

italiano dobbiamo parlare? Quello di Milano o di Palermo? Quello di

Roma o di Genova? Quello di Napoli o di Firenze? Quello di Trieste o

quello di Bari?

Le sue sono le tipiche dichiarazioni di chi non ha argomenti a

sostegno delle proprie tesi.

E se proprio vogliamo parlare di “cose più serie”, come intende fare

la senatrice, come può pretendere di essere ascoltata una persona che

parla di una lingua e di una cultura che nemmeno conosce? Una persona

che veneta non è, una persona che è di Cuggiono (MI) ma che parla, nel

testo sopra citato, della “sua Verona”. Di una Verona diventata “sua”

all’improvviso, dopo essere stata vicesindaco di Roma con Veltroni,

dopo essere stata catapultata nelle liste per il senato in Veneto. Di

una persona che qui nessuno ha mai visto, che nessuno conosce. Che non

ha mai mosso un dito per il Veneto e per i Veneti.

 

Vogliamo parlare poi del ministro Gelmini?

Vediamo le sue dichiarazioni :

 

«E’ un’idea, ma a scuola vanno in segnate le materie importanti e non

mi pare che questa lo sia».

 

Un doppio colpo al cuore perchè sono parole che escono da una

bresciana, terra dell’ex Repubblica Serenissima di Venezia.

Ma pensandoci bene… cosa ci si può aspettare da un ministro messo lì

per grazia divina? Da un ministro che per avere l’abilitazione di

avvocato ha dovuto sostenere l’esame a Reggio Calabria? Dove anche il

primo gatto che passa per strada ottiene l’abilitazione con estrema

facilità (93,4% contro il 31,7 di Brescia). Da un ministro che, per il

suo ruolo, dovrebbe dare per prima il buon esempio ed invece l’unico

esempio che da agli studenti, ai giovani, è come ottenere una

scorciatoia facile.

 

Le dichiarazioni di queste due signore fanno capire quale sia il loro

tasso di ignoranza (nel senso che ignorano di cosa stanno

parlando…).

Forse non sanno che la lingua veneta è stata lingua franca in tutto il

mediterraneo per secoli e che esiste da ben prima del dialetto toscano

(lingua italiana) ? Forse dimenticano che è proprio l’italiano che ha

preso a modello molti termini della lingua veneta?

Da anni si assiste al tentativo di sminuire la nostra lingua

chiamandola dialetto, per dare l’impressione che sia una lingua

insignificante e da boari campagnoli, ma noi ne andiamo fieri.

A dispetto di quello che dice la Gelmini.

Qui l’unica di non importante è proprio lei.

Noi Veneti non accettiamo lezioni da questa gente e non smetteremo

mai, fino a quando avremo fiato, di difendere la nostra lingua, la

nostra cultura e le nostre tradizioni.

Se ne facciano una ragione.