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Posts Tagged ‘napoli’

Napoli : ucciso a 17 anni per un no alla camorra

8 marzo 2010 Nessun commento

Questo l’agghiacciante movente dell’omicidio del 17enne Ciro Fontanarosa, freddato come un boss, un anno fa

NAPOLI – Fu ucciso come un boss, a soli 17 anni, per il rifiuto di affiliarsi a un clan della camorra. Era questo il movente dell’omicidio di Ciro Fontanarosa, avvenuto il 25 aprile del 2009 a Napoli, in via Lettieri: per quel delitto i carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno arrestato tre uomini, due dei quali accusati di essere il mandante e l’esecutore del crimine.

ARRESTI – In manette sono finiti Ettore Bosti, 30 anni, figlio di Patrizio, capo del clan camorristico Contini operante nel centro storico di Napoli, e Vincenzo Capozzoli, 34 anni: il primo avrebbe ordinato l’omicidio per punire il giovanissimo Fontanarosa del suo «no» all’ingresso nella cosca, il secondo avrebbe eseguito il delitto con particolare ferocia, esplodendo sette colpi di pistola contro la vittima. Per favoreggiamento aggravato è stato invece arrestato Cristian Barbato, 22 anni, cugino della vittima e testimone dell’agguato, che avvenne nel quartiere Arenaccia. Le indagini dell’Arma sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

ASSOLUTO CONTROLLO DEL TERRITORIO – Fontanarosa fu eliminato per dare un segnale ai piccoli delinquenti della zona che rifiutavano di sottostare alle direttive del clan e sognavano, magari, di mettrsi in proprio o di muoversi da «indipendenti». Nel momento in cui fu deciso il suo omicidio, a capo del clan Contini, cosca storica del centro di Napoli, c’era Ettore Bosti, figlio dell’indiscusso padrino Patrizio (arrestato dai carabinieri in Spagna nel 2008 e detenuto da allora in regime di 41 bis). Bosti jr. ordinò l’eliminazione di Fontanarosa per ribadire la volontà di assoluto controllo del territorio da parte della cosca, ed evitare che proliferassero attività criminali estranee agli ordini del clan. Un modo per dare una lezione a chi, come Fontanarosa, poteva farsi troppo «intraprendente».

OMERTA’ – Le indagini, sottolineano gli inquirenti, si sono svolte in un ambiente caratterizzato da assoluta mancanza di collaborazione: da qui l’arresto del cugino della vittima, che malgrado fosse stato testimone oculare dell’omicidio si era sottratto ad ogni forma di collaborazione con gli investigatori temendo ritorsioni violente. Per ricostruire le responsabilità sono state decisive, ricorda la Dda, le intercettazioni telefoniche e ambientali; altrettanto importanti le dichiarazioni di un pentito, anche lui di giovanissima età, che da sempre gravita nell’orbita del clan Contini.

SCAPPAVA DAL SUO PASSATO – Ciro fu ammazzato come un boss alle spalle della stazione centrale, una zona dove accade di tutto e dove i residenti instancabilmente scrivono a prefetto, questore e ministro degli Interni. Sette colpi di pistola quasi tutti a segno esplosi da due killer. E alla fine un colpo alla nuca per essere sicuri di averlo ammazzato. Il ragazzo era incensurato, ma i militari imboccarono subito la pista camorristica. Perché Ciro non voleva affiliarsi alla camorra? Perché voleva mettersi in proprio o, forse, solamente perché scappava dal suo passato. Il 5 gennaio del ’99, a 31 anni, fu ucciso il padre Antonio nel corso di un tentativo di rapina in un ufficio postale di Secondigliano. Fontanarosa senior faceva parte di una delle cosiddette «bande del buco»: sbucò nell’ufficio delle poste dal pavimento dopo aver scavato, con alcuni complici, un cunicolo dalle fogne. Ma si trovò di fronte un carabiniere che era lì per pagare una bolletta. Il militare lo vide sbucare con una pistola in pugno e gli ordinò di fermarsi ma Fontanarosa, sorpreso, non si fermò. E mentre veniva colpito a morte i suoi complici, ritenuti con lui «vicini» agli ambienti camorristici del clan Licciardi, riuscirono a scappare per il tunnel sotterraneo appena percorso. Da quel passato Ciro scappava: ma solo fino al drammatico 25 aprile.

Fonte : Corriere della Sera

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Ischia : guerriglia contro la demolizione di case abusive

29 gennaio 2010 Nessun commento

Abusivismo: tensioni a Napoli e Ischia, ma avanti demolizioni

Ischia, 28 gen. – (Adnkronos/Ign) – Sale la tensione a Casamicciola, uno dei 6 comuni dell’isola di Ischia, dove è previsto l’abbattimento di un’abitazione costruita abusivamente. Questa notte un nutrito gruppo di abitanti, circa 300, ha affrontato le forze dell’ordine sbarcati da Napoli con l’ordine di demolizione dando luogo ad una vera e propria guerriglia urbana. E anche oggi in via Montaceto, dove si deve procedere all’esecuzione del decreto emesso dalla Procura di Napoli, i manifestanti non hanno abbandonato la struttura da sgomberare, e la strada che porta a quel civico è stata cosparsa di nafta e chiusa da due camion messi di traverso.

Fonte : Adnkronos

Camorra : racket ambulanti a Venezia

28 gennaio 2010 Nessun commento

Sgominata banda dedita a estorsioni
Racket ai danni di venditori ambulanti del Veneziano

(ANSA) – VENEZIA 28 GEN – I carabinieri di Venezia stanno portando a termine un’indagine a contrasto della penetrazione nel Veneziano di persone vicine alla camorra. Individuata una struttura che, attraverso estorsioni ai danni di venditori ambulanti del litorale veneziano, aveva come finalita’ il controllo delle varie attivita’ legate proprio al commercio ambulante. Arrestate a Napoli varie persone. La struttura minacciava ambulanti in regola a cui erano stati chiesti 50mila euro per poter continuare la loro attivita’.

Fonte : Ansa

Napoli : la truffa dei falsi pazzi

18 gennaio 2010 Nessun commento

400 malati di mente nella stessa zona

Le indagini dei carabinieri dopo la scoperta dei falsi ciechi che guidavano e leggevano il giornale

MILANO – Oltre ai «falsi ciechi» smascherati a dicembre potrebbero esserci, a Napoli, nel quartiere del «Pallonetto di Santa Lucia», anche numerosi «falsi pazzi», finti malati di mente titolari di assegni di invalidità. È questo il sospetto degli investigatori che, nei giorni scorsi, hanno acquisito negli uffici alcuni atti. Si tratterebbe, come riferiscono alcuni giornali, di un nuovo filone dell’inchiesta sui falsi ciechi che nel dicembre scorso ha portato agli arresti domiciliari 53 persone, per la maggior parte legate da vincoli di parentela, che hanno percepito per mesi assegni di invalidità. Le immagini delle telecamere usate dai carabinieri per documentare la truffa mostrano i presunti ciechi che guidano auto e moto, e uno che addirittura legge il giornale mentre attende il suo turno in un ufficio postale per ritirare la pensione d’invalidità. Per rendere ogni cosa più credibile, alcuni avevano provveduto a modificare con alcuni programmi di fotoritocco le pupille dei loro occhi nelle foto che venivano poi allegate alle pratiche.

TUTTI NELLA STESSA ZONA – Ora l’attenzione è stata puntata sugli assegni di invalidità concessi a presunti malati di mente: sarebbero oltre 400, tutti nella stessa zona del centro storico. Troppi, rispetto alla media degli altri quartieri cittadini: e così sono scattate le verifiche. Nel corso delle indagini sui falsi invalidi, coordinate dalla procura della Repubblica e partite a settembre, i militari dell’Arma hanno scoperto l’esistenza di un’organizzazione criminale attiva da circa tre anni. La banda, attraverso la falsificazione di documentazione medica e amministrativa, era riuscita a far erogare false pensioni di invalidità a numerosissime persone che, in realtà, non avevano alcun tipo di problema, causando ingentissimi danni alle casse pubbliche. Per gli investigatori, il regista della truffa sarebbe un consigliere della I Municipalità di Napoli, Salvatore Alaio, che è stato fermato a dicembre. Il politico però continua a dirsi innocente. Il padre di Alaio ha denunciato di essere stato vittima, nei giorni scorsi, di un sequestro-lampo. Un aspetto che è oggetto di approfondimento da parte degli investigatori.

Fonte : Corriere della Sera

Finti invalidi: 53 arresti a Napoli

7 dicembre 2009 1 commento

Sgominata un’organizzazione attiva da almeno 3 anni che falsificava documenti medici e amministrativi

MILANO – Avevano perfino ritoccato al computer le loro fotografie, intervenendo in particolare sulle pupille degli occhi, per avvalorare la tesi della loro cecità. Il raggiro che ha permesso loro di truffare per anni lo Stato, che in presenza di certificazioni fasulle aveva erogato pensioni di invalidità per parecchi milioni di euro, è stato però fermato dai carabinieri del comando provinciale di Napoli che, dopo un blitz notturno, hanno arrestato 53 persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, contraffazione di pubblici sigilli e falsità materiale ed ideologica in atti pubblici.

LE INDAGINI – Nel corso delle indagini, coordinate dalla procura della Repubblica, i militari dell’Arma hanno scoperto l’esistenza di un’organizzazione criminale attiva da circa tre anni nel centro storico di Napoli, in particolar modo nel rione del «Pallonetto di Santa Lucia». La banda, attraverso la falsificazione di documentazione medica e amministrativa, era riuscita a far erogare false pensioni di invalidità a numerosissime persone che, in realtà, non avevano alcun tipo di problema, causando ingentissimi danni alle casse pubbliche.

LA FABBRICA DEI FALSI – Ad essere «taroccati» erano timbri, decreti e corrispondenza, redigevano falsi verbali di accertamento sanitario. Ma per rendere ogni cosa più credibile alcuni dei falsi ciechi che hanno riscosso per mesi la pensione avrebbero provveduto a modificare con alcuni programmi di fotoritocco le pupille dei loro occhi nelle foto che venivano poi allegate alle pratiche. I fatti sono relativi agli anni che vanno dal 2007 al 2009. I falsi invalidi facevano giungere agli uffici della municipalità, incaricati di eseguire un’attività di tipo meramente amministrativo, le istanze corredate della necessaria documentazione abilmente contraffatta. La municipalità poi girava le istanze all’Inps per l’erogazione delle somme dovute. In una nota della Procura diffusa nella tarda mattinata si precisa che le persone arrestate oggi devono rispondere solo di truffa e falso mentre sono ancora in corso indagini su altri personaggi «anche eventualmente appartenenti alla pubblica amministrazione che hanno dato dato luogo al sorgere dell’associazione ed al suo svilupparsi».

IL PRIMO CASO – L’inchiesta era partita a settembre con la segnalazione dal Comune di Napoli di una singola pratica di riconoscimento di invalidità ritenuta falsa; da questa si è arrivati a individuare una organizzazione criminale che, attraverso dipendenti della pubblica amministrazione, istruiva false pratiche di invalidità civile per non vedenti. I falsi verbali di accertamento della cecità, parziale o totale, di finti ciechi trovati in possesso di patenti di guida e pizzicati alla guida di moto e auto, come dimostrano anche filmati dei militari dell’Arma (GUARDA) che hanno usato telecamere nascoste per monitorare le attività quotidiane dei sospettati, erano redatti in maniera definita «abile» dai magistrati partenopei, con sigilli e firme di medici falsi, mentre i numeri di protocollo dell’Asl Napoli 1 erano o contraffatti, o veri ma riconducibili a persone diverse dai beneficiari della pensione.

AMICI E PARENTI – Verifiche sono in corso sulla posizione di molti altri beneficiari di pensioni di questo tipo o per altre tipologie di invalidità. Inoltre, nel corso delle indagini, nei locali della I Municipalità di Napoli, sottolinea il procuratore aggiunto Francesco Greco, ci sono stati diversi tentativi di sottrazione, distruzione o occultamento della documentazione esistente. La maggior parte degli arrestati nel blitz di oggi è legata da vincoli di conoscenza o parentela.

IL CIECO CHE LEGGE IL GIORNALE – Nel corso delle indagini, tre persone sono state arrestate in flagranza di reato mentre percepivano indebitamente la pensione in un ufficio postale. Le immagini delle telecamere usate dai carabinieri per documentare la truffa mostrano ciechi che guidano auto e moto, ma anche uno che legge il giornale mentre attende il suo turno in un ufficio postale per ritirare la pensione.

Fonte : Corriere della Sera

Avellino : Invalida al 100% fa jogging col cane

12 agosto 2009 Nessun commento

Invalida al 100%, jogging in Irpinia

Denunciata per truffa aggravata e continuata a danni dello Stato

(ANSA)- NAPOLI – Ufficialmente invalida al 100%, i Cc l’hanno scoperta mentre faceva running col suo cane. E’ accaduto a Monteforte Irpino, nell’avellinese. I militari della compagnia di Baiano hanno denunciato la donna, 62 anni, con l’accusa di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato. Nonostante percepisse una pensione e un assegno di accompagnamento per la sua gravissima invalidita’, non aveva nessuna difficolta’ ad arare il proprio terreno e a praticare jogging con il suo cane.

Fonte : Ansa

La verità sul bambino napoletano "vittima" di razzismo a treviso

27 luglio 2009 1 commento

Eco che saltà fora finalmente la verità so el presunto (e falso) caso de raxismo so la scole de Treviso.
Me par ovio che le television e i jornai, a parte calche caso, no i sia sta cosita svelti da riportar la verità dopo aver infangà la scola, i butini veneti e el Veneto. Sto chi l’è raxismo al contrario, ma ormai ghe semo abituà.
Intanto i genitori dei butini i vol denunciar la mama…avanti…

IL PRESIDE SMENTISCE LA MAMMA

«Non è giusto infangare il nome della scuola», dice il preside delle scuole medie Stefanini, Giorgio Meo, che ieri ha raccontato la sua versione dei fatti sui presunti episodi di razzismo avvenuti nelle aule e nei corridoi dell’istituto. «Qui è stata stravolta la realtà dei fatti», dice.

Che cosa intende per “stravolgimento della realtà”?

«Tutti gli episodi denunciati dalla madre sono stati raccontati in modo capovolto rispetto a ciò che è successo veramente. Non è vero che i compagni di classe del ragazzo disinfettavano le penne prestate dal ragazzino. Era lui che, prima di darle, le imbrattava per provocare i ragazzi. In più si faceva chiamare “Scampìa”. E’ falso che fossero i suoi compagni ad appellarlo “camorrista”. Era lui a provocare».

Un caso problematico…

«Non conosco tutta la storia personale della madre e del figlio. Posso solo basarmi sui fatti avvenuti a scuola. Il ragazzo aveva accumulato tantissimi rapporti da parte degli insegnanti. Offendeva le sue compagne con volgarità irripetibili. Il suo diario era infarcito di offese. Inoltre falsificava le firme dei famigliari. Il ragazzo ha frequentato un anno alle elementari qui a Treviso e abbiamo un rapporto, la cosiddetta scheda di passaggio, che indica le difficoltà di apprendimento del ragazzo e di relazione con gli altri. I genitori delle Stefanini non hanno mai protestato, anche se ne avrebbero avuto i motivi, e hanno cercato di accettare il ragazzino in tutti i modi. In tutta questa vicenda poi non è stato sottolineato abbastanza un fatto: il ragazzino è stato bocciato a fine anno».

Che cosa vuol dire?

«Che è sospetta la testimonianza della madre a un mese dalla conclusione dell’anno scolastico. Quando sono state consegnate le pagelle, la donna ha fatto una sceneggiata mai vista nell’atrio della scuola. Sapeva della bocciatura del figlio, perché di questi tempi nessun genitore arriva impreparato alla notizia, ma comunque ha urlato per un’ora di fronte a tutti gli altri genitori».

Non c’è stato quindi alcun atto di razzismo nei confronti del ragazzino?

«No, nel modo più assoluto. Ripeto: genitori e ragazzi hanno sempre cercato di accettarlo. Tanto più che quella classe ha due docenti campani: l’insegnante di tecnica e di matematica. La coordinatrice di classe è campana e quando si è sollevata la bufera, nata dopo l’i ntervista della mamma, lei stessa è caduta dalle nuvole. In quella classe ci sono molti bambini stranieri che sono stati integrati in modo assoluto».

Camorra a Verona

25 maggio 2009 2 commenti

Boss della camorra viveva libero a Verona. Arrestato, era ricercato per omicidio

VERONA (22 maggio) – È stato arrestato ieri dalla Squadra Mobile di Verona su indicazione dei colleghi napoletani, Giacomo Cavalcanti, 57 anni, ex boss della camorra flegrea, trasferitosi da qualche anno a Verona, città nella quale viveva tranquillamente, senza timori di essere rintracciato.
Il provvedimento è stato adottato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Quarta Sezione della Corte di Assise di Napoli su richiesta del pm a seguito della condanna inflittagli dalla stessa Corte in primo grado a 24 anni di reclusione per l’omicidio di Alvino Frizziero, cognato del boss del Vomero Giovanni Alfano, ammazzato in una traversa di viale Gramsci il 27 novembre del 1985. [...]

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Coesto l’è el risultato de la leje sul sojorno obligato fata da’l stato italian, che la g’ha permeso de far vegner star chi in Veneto i mafiosi in “esilio”.
Da lì, dai ani 70, gh’è nata la mala del brenta de Felice Maniero e altre organizazion criminai ligà co le mafie del sud.
Da lì g’ha scumizià a nasare imprese par riciclar i schei in Veneto.
Da chel momento lì, come se ghe ne fuse ‘ncora bisogno, se g’ha capio che el Veneto par l’italia l’era solo na patumiera.

Assenteismo a Napoli

17 marzo 2009 Nessun commento

A tutti è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari

Assenteismo: 36 arresti a Portici.
Operazione di polizia contro un gruppo di dipendenti del comune napoletano. Ma Brunetta non brinda

L'area di Portici
L’area di Portici

NAPOLI - Trentasei dipendenti del Comune di Portici (Napoli) sono stati arrestati all’alba dalla polizia per assenteismo, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla magistratura. A tutti è stato concesso il beneficio degli arresti domiciliari. Nel corso dell’operazione sono stati anche notificati altri 58 avvisi di garanzia ad altrettanti dipendenti del Comune. I provvedimenti, emessi su richiesta della sezione reati contro la Pubblica Amministrazione della procura della Repubblica di Napoli, sono stati eseguiti dagli agenti del commissariato di Polizia Portici-Ercolano, della squadra Mobile e della Digos. [...]

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Quanto ci costa una pisciata napoletana?

6 marzo 2009 Nessun commento

Metrò, installati i wc con l’«antifurto».

L’ad De Luca: «Finti idraulici li rubavano».

I nuovi gabinetti sono un monoblocco d’acciaio. Costo: 1 milione

NAPOLI — C’erano una volta i finti camerieri, e i conti del ristorante pagati due volte. Ora ci sono i finti idraulici, e a pagare due volte (se non di più) è Metronapoli. [...]

Fonte :  Corriere della Sera

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